martedì 11 settembre 2012

Day 16 - Kamperland + Gent

Sabato 18 Agosto
Mattina e ci avviamo verso la Zelanda Olandese. Peccato che non siamo i soli e sembra che tutti gli olandesi si muovano in quella direzione. Che sia una rinomata meta di villeggiatura? Boh, sta di fatto che la marcia viene molto rallentata ma arriviamo a Kamperland giusto per l’ora di pranzo. Il locale di Emelisse è moderno ed appena entrati, il mash tun è lì in bella mostra. Oggi sono in produzione: tre gradini e quasi si può dare una mano, tutto aperto, nessuna barriera tra produzione e mescita. Mi chiedo se in Mandolinandia un locale del genere sia fattibile.


Poi oltre il mash tun, l’esposizione delle bottiglie e gadgets vari in vendita ed il locale vero e proprio. Noi ci accomodiamo fuori, all’aperto, dove oltre i tavolini si estende un bel prato con alcuni giochi per bambini.
Attacchiamo le birre presenti alla spina: Witbier (5%) per Pupazzo e Oerpils (5%) per me.
La Witbier al naso è veramente una Wit/Blanche. Ovviamente risulta molto beverina, anche se mi sembra un po’ troppo amara sul finale. Bene comunque ma anche meglio la Oerpils, se non ci fossilizziamo sullo stile visto che se sembra quasi un incrocio tra una Pils e una IPA.
Secondo giro un po’ più impegnativo: Red IPA (6,5%) per Manuel e DIPA (7,9%) per l’altro tizio. La Red IPA è interessante, una luppolatura non estrema ma ben presente, maltata con un qualcosa a livello gustativo che non riesco a descrivere. Comunque una specie di (Irish?) Red Ale luppolata. La DIPA invece assaggiata in bottiglia prima di partire, di sicuro non è una birretta ma mi piace il suo “equilibrio”. Alla spina e più fresca, risulta anche più facile da bere. Per me è un’ottima birra, proprio ben fatta.
Per l’ultimo giro, quello che deve guidare prende una Emelisse 2,5%. Per far fronte al ridotto contenuto alcolico, la 2,5 è profumatissima (luppolo e fiori), amara anche se con CO2 forse un po’ in eccesso.


Io invece mi prendo una Espresso Stout (9,5%) in bottiglia. Aromi caffè, alcolica ma molto morbida. Me la aspettavo più secca e tostata, invece scivola via in modo molto pericoloso.
Abbandoniamo Emelisse solo dopo qualche acquisto e ci dirigiamo verso Gent.
Facciamo un po’ fatica a trovare il carissimo (non l’ho scelto io) e pittoresco (contiene eufemismo) Aquarius Boutique Gent ma riusciamo nell’impresa.
Sono le 18.30 e a Gand ci sono 34°! Giusto il tempo di una rinfrescata in piscina e poi via verso il Gents Bier Festival, piccolo festival giunto alla 3a Edizione ed organizzato da Gentse Biervereniging associazione locale che aderisce allo Zythos.
Il festival è in una scuola e l’ambiente è rilassatissimo a parte 3 stronzi che rompono i coglioni a tutti e che tentano i ogni modo (ma inutilmente) di farmi cadere le birre.


Selezione quasi esclusivamente in bottiglia, qualche chicca (es. Gregorius, la nuova trappista austriaca) purtroppo già terminate al nostro arrivo.
Ecco la mia lista di assaggi in ordine cronologico:
Rooie Dop Chica Americana IPA (7,1%) prodotta se non erro presso De Molen, aspetto fango aranciato. È il fondo della bottiglia e si vede, però la birra non è malvagia.
De Eem Tasty Lady (6,2%), bierfirma olandese produce questa birra presso Scheldebrouwerij. Discreta birra con l’hot dog. Non lo so, non la ricordo.
Eutropius Rememberence ’14-’18 (9%), altra birra dall’aspetto inquietante. Puro fango con lieviti in sospensione a go-go. E anche questa non è pessima, però non ce la faccio a finirla…
De Ranke Wevelgemse Tripel (8%), per chi è fan accanito di De Ranke come me, questa birra è una delusione atroce. Unica consolazione è che dovrebbe essere prodotta solo per un locale di Wevelgem.
Alternatief Piet-Agoras (9%), la meno peggio finora.


Duvel Tripel Hop 2012 (9,5%), nuova versione della Triple Hop, stavolta con la novità dell’aggiunta di luppolo Citra. Sempre una garanzia, anche se preferisco la vecchia versione.
Ecco invece la lista dell’autista:
De La Senne Schieve IPA (6%)
Des Geants Saison Voisin (5%)
Slaapmutske Hop Collection Challenger (8%)
Novabirra/De Ranke Big Mama Stout (Batch 2) (8%)
Spiccano sicuramente la Schieve IPA e la Big Mama Stout, veramente valide.
The end. Domani mattina sveglia presto: ci sono quasi 1.000km da fare e si torna nostro malgrado all’ovile…
Che dire… è stato proprio un bel giro e se proprio devo trovare una morale a tutto ciò, beh allora mi sento di dire che a tornare dai grandi maestri e alle cose semplici, non si sbaglia mai. Mai.

domenica 9 settembre 2012

La TITTY TWISTER premiata per la miglior etichetta a Malto Gradimento 2012 Premio Franco Re


Nella speranza che il sempre più pigro Pupazzo termini “l’oramai prossimo alla conclusione” resoconto estivo, torniamo finalmente con le novità che riguardano la 3 Pupazzi.
Ci eravamo lasciati ai primi di agosto promettendo alcune novità e quindi eccoci qui. Come già si può intuire dal titolo del post, 3 Pupazzi ha preso parte al concorso “Malto Gradimento 2012 Premio Franco Re”, tenutosi a Varese nell’ambito della festa di Varese News (da cui sono tratte tutte le foto di questo post) sabato 8 settembre 2012.
In particolare abbiamo presentato la nostra TITTY TWISTER che ha conquistato il primo premio come miglior etichetta!


Citando direttamente dal blog di Malto Gradimento (http://www3.varesenews.it/blog/maltogradimento/): “A vincere è stata la “Ticinera”, una Oat Meal Stout prodotta dai ragazzi di Happy House Beer di Turbigo, che già lo scorso anno erano andati vicini al podio.” “Anche quest’anno è stato inoltre assegnato un premio alla migliore etichetta, quella realizzata dal gruppo lecchese-milanese “3PupazziBrewery” per la loro IPA “Titty Twister”. che l’ha spuntata allo spareggio sulla minimalista “Rud Bir” del Canton Ticino.



Insomma, una bella soddisfazione per il primo posto come miglior etichetta in un concorso che vedeva la partecipazione di 30 birre provenienti dal varesotto ma anche dal novarese, dal Canton Ticino e dal milanese.
Infine i nostri complimenti a Damiano per la gentilezza e per l’ottima organizzazione; noi ci rivedremo a Varese per Malto Gradimento 2013 e a breve su questo blog per le prossime novità dei 3 Pupazzi. Nunc est bibendum.


lunedì 3 settembre 2012

Un’altra pausa prima della conclusione del viaggio birraio: la Honey Ale di Barack Obama

In attesa che finalmente Pupazzo termini l’ottimo diario, rieccoci qui con un nuovo post che vede nuovamente protagonista un video. Questa volta lasciamo il suolo patrio per trasferirci negli Stati Uniti per parlare di una birra alquanto particolare: la Honey Ale realizzata niente meno che nelle cucine della Casa Bianca.
Della notizia si sono già occupati in questi giorni anche Repubblica e il Corriere. Ma di cosa si tratta esattamente? La Casa Bianca, nella persona dell'assistant chef, Sam Kass, ha divulgato ingredienti e dosi della White House Honey Ale, la birra artigianale al miele che Barack Obama si fa fare a sue spese.

 

I fan avevano addirittura lanciato una petizione chiamata “We the People” per ottenere la ricetta di questa birra al miele. Addirittura un gruppo di cittadini ha fatto ricorso alla legge per la trasparenza degli affari del governo (Freedom Information Act) per chiederne la pubblicazione.
Riprendendo quanto pubblicato in Italia da TMNews, il video apre le porte alla cucina della Casa Bianca, svelando i segreti delle fasi di produzione di questa birra, che Obama offre abitualmente ai suoi ospiti.
“Siamo nella cucina della Casa Bianca - dice Sam Kass - e siamo molto emozionati di mostrarvi la produzione della nostra birra". "Produrre birra è qualcosa che sempre più spesso in tutto il Paese gli americani fanno in casa o nel proprio garage, e il Presidente deve aver pensato che fosse una buona idea unire il popolo americano in questa tradizione così radicata e produrre un po' della nostra stessa birra".
“Ispirato da alcuni homebrewer incontrati, Obama ha acquistato un kit per la produzione di birra in cucina lo scorso anno”, scrive Sam Kass. “Abbiamo ricevuto consigli da vari produttori che ci hanno aiutato a produrre il nostro sapore unico. A essere sinceri, siamo rimasti sorpresi dal fatto che il risultato fosse così buono visto che nessuno di noi l'aveva mai prodotta prima”.

 

giovedì 30 agosto 2012

Day 15 - Achel + Baarle-Hertog + Breda

Venerdì 17 Agosto
Oggi c’è grossa tensione e non perché sia venerdì 17 ma piuttosto per la visita pomeridiana in uno dei miei birrifici prediletti. Il piano è di avvicinarci al confine Belgio-Olanda ma prima della fatidica visita, come passare il tempo? Perché non mettere l’ultima tacca e far visita ad Achel? Del resto, è l’ultimo monastero trappista belga dedito anche alla produzione birraria che mi manca da visitare. 


Achel è in una zona verde e tranquilla e l’area del monastero sembra parecchio vasta. Ci addentriamo nella parte dedicata ai visitatori dove sono presenti alcuni locali dedicati ad esposizioni, l’area ristorazione ed un negozio con una ottima scelta di birre belghe (non sono Achel, quindi), bicchieri ed altro. Anche i prezzi non sembrano affatto male, anzi.
Analogamente ad Orval, anche ad Achel si possono gustare esclusivamente alla spina le due birre prodotte per il consumo interno del monastero, ovviamente di gradazione inferiore a quelle commercializzate.
Insieme al consueto spuntino dell’ora di pranzo, non possiamo fare a meno di assaggiarle.
La Brune (5%) per me e la Blond (5%) per Pupazzo. Poi invertiamo le birre per il secondo round.


Sono entrambe molto piacevoli da bere, profumate e con una bella schiuma. Leggera preferenza per la Blond, fresca e con un bellissimo amaro finale in bocca, ma non male nemmeno la Brune.
Ma è giunto il momento di andare, destinazione Baarle-Hertog, enclave belga in territorio olandese. Il venerdì pomeriggio (ed anche il sabato) è aperta la tasting room di De Dochter Van De Korenaar che tradotto significa “la figlia della spiga di grano” ma per me è il “Dottore”!


Entrati, vediamo il Dottore occupato con un altro cliente e quindi ci mettiamo a fare la lista della spesa. Intanto sugli scaffali non vedo la Embrasse Oak Aged e sale l’ansia. Qualche minuto, il cliente va e il Dottore è tutto per noi. Ci chiede cosa vogliamo da bere e noi indichiamo L'enfant Terrible (7%). Forse è l’unica sua birra che non ho mai bevuto e poi leggo che ha vinto la medaglia d’argento allo European Beer Star 2011 nella categoria Belgian-style Gueuze Lambic. Interessante e seppur nella loro diversità (ma mica tanto), non posso fare a meno di pensare al Cuvee de Ranke. Oso dirlo al Dottore, chiedendo anche se è un blend con un lambic e da chi lo compra.
Col sorrisetto compiaciuto ci risponde che non compra da nessuno, usa solo sue birre (di sicuro la Bravoure) e utilizza le botti di legno per farla fermentare e maturare. 1-0 per il Dottore.
Incalzo sull’assenza della Embrasse Oak Aged e dice che è terminata. Non so se vedendo il mio volto affranto modello bambino a cui hanno rubato il giocattolo preferito o vedendo la lista della spesa (io voto per la prima), ci chiede se possiamo accompagnarlo in auto a poca distanza in un altro deposito che deve recuperare un barrel (in realtà un keg da 20l) che serve alla moglie per una festa alla sera e che lì forse ha qualche bottiglia di Embrasse Oak Aged. E ti pare che non ti portiamo? Tornati, apre pure il keg per testarlo e prepararlo e poi arriva con 3 bei bicchieri di Belle Fleur IPA (6%). Fresca, profumata, schiuma meravigliosa, il giusto amaro.


Ecco, la birra perfetta. Certo, il contesto mi rende parziale nel giudizio ma io a questo Dottore ci voglio proprio bene.
Salutiamo, carichiamo la macchina e ci dirigiamo verso la non distante Breda nel valido Apollo Hotel per una serata da pensionati.


Ma domani è l’ultimo giorno, l’estate sta finendo e blablabla…

Day 14 - Bodegraven

Giovedì 16 Agosto
La giornata parte che peggio non si può. Una delle due bottiglie di Gose, portate via con fatica da Lipsia, è esplosa in auto. Coglioni noi ad averla lasciata in macchina invece che portarla in albergo, al fresco.
Lasciamo Amsterdam e ci muoviamo verso sud. La strada per Bodegraven non è molta ma soprattutto il paesaggio è notevole con splendide case che si affacciano sulla rete di canali. Non credo che Bodegraven sia una meta turistica famosa nel mondo, ma qui si trova uno dei birrifici più di moda degli ultimi anni, ovvero De Molen. Più o meno sappiamo quello che ci aspetta però la location è strepitosa. Un vecchio mulino lungo un canale, con all’interno il bar/ristorante ed un beershop. mentre la produzione che veniva fatta proprio qui, è stata ampliata e trasferita a pochi passi per consentire volumi più importanti.


Con la giornata di sole ci sediamo all’esterno ed assieme ad uno spuntino, iniziamo a provare le birre disponibili alla spina (6 in tutto).
Io parto con la Engels (4,5%) che col senno di poi ricordo di aver già bevuto (brutta roba invecchiare). Dichiarata come english bitter, della bitter ha ben poco ma da De Molen e dalle sue sperimentazioni c’è da aspettarselo. Mi spiace ma proprio non mi convince, soprattutto quei sentori di medicina e sapone… ma magari sono io che non ho ancora superato il dramma di aver perso una Gose.
Manuel, sicuramente meglio con la Rye IPA (6,2%), buona IPA alla segale e con il luppolo chinook. Non male veramente. Devo dire che queste birre fatte anche con la segale, non mi dispiacciono ed infatti al secondo giro opto anch’io per la Rye IPA, mentre Pupazzo vira su una Wit & Waarachtig (5%) sorta di witbier che però non ho capito molto.
Chiudiamo entrambi con la Amarillo (9%), double IPA apprezzabile. Direi che pesta ma lo fa con classe, non una birretta ma resta ben bilanciata.


Abbandoniamo De Molen solo temporaneamente, non prima di qualche acquisto al beershop. Check in al Tulip Inn Bodegraven, lunga siesta e torniamo pure per cena da De Molen durante la quale proviamo qualche bottiglia.
Licht & Lustig (5,2%) per Pupaz. Ibrido tra una lager ceca e una hefeweizen, così dicono. A me è parsa con un po’ di CO2 in eccesso, una birra così così. Per me invece una Donder & Bliksem (6,2%). Peccato per la temperatura di servizio cannata (troppo calda, ahimè),  perché questa superpils mi sembra ottima. Estremizza un po’ il concetto di pils ma senza eccessi. Da riprovare, di sicuro.
Le successive, sempre in bottiglia, sono Vuur & Vlam (6,2%) per Pupazzo, buona IPA che nonostante i  5 luppoli utilizzati (Galena, Cascade, Chinook, Simcoe e Amarillo) appare equilibrata e non eccessiva. Ottima.


Io invece mi lascio incuriosire dalla Nood & Deugd (6,2%). A leggere la lista delle birre, De Molen la descrive come birra nata da un errore in fase di produzione della Donder & Bliksem, la pils, ovvero utilizzando malti  molto tostati e black. Nasce così, questa schwarzbier che mantiene certamente alcune caratteristiche tipiche delle schwarz. Il grado alcolico più elevato rispetto allo stile la rende un po’ più piena, restando comunque facile da bere.
Per il dessert e per il caffè, torniamo alle due spine che restano da provare.
Tsarina Esra Imperial Porter (10%) prima e Nacht & Ontij Imperial Stout (13%) per finire.
C’è poco da dire, due birre a loro modo proprio ben fatte ed eccellenti se bevute nel giusto contesto.


In formato mignon entrambe che altrimenti non torniamo a casa.

Una piccola pausa fra Olanda e Belgio: due parole sul documentario BREW IT della Black House.

In attesa che vengano pubblicate sul blog anche le ultime puntate del viaggio birraio ottimamente narrato da Pupazzo, ci prendiamo una piccola pausa per parlare dell’ultima fatica della casa di produzione indipendente romana Black House (http://blackhouseprod.com/): ”BREW IT: la birra artigianale in Italia”, di cui ha già parlato ieri anche il blog Cronache di birra (http://www.cronachedibirra.it/).

Si tratta del primo documentario dei ragazzi di Roma, disponibile in streaming gratuito sul loro canale You tube (http://www.youtube.com/user/belziebab) e sostenibile dagli utenti con un’eventuale donazione.
Ma cos’è BREW IT? E’ un bel documentario di circa 45 minuti che ci offre uno spaccato, per quanto parziale, del così detto movimento della birra artigianale in Italia con interviste e interventi, tra gli altri, di Agostino Arioli del Birrificio Italiano, di Leonardo Di Vincenzo di Birra del Borgo, di Steve Dawson di White Dog...

Volendo riportare quanto pubblicato sul sito della Black House, si tratta del “... primo documentario sul movimento birraio del nostro paese, ed è anche il primo documentario che abbiamo prodotto come Black House. E’ un viaggio attraverso questa cultura, oltre che essere una trascrizione della sua storia dalla nascita fino ad oggi.
Realizzato tra la primavera del 2010 e l’autunno 2011, Brew It è stato proiettato in anteprima durante alcuni eventi legati al movimento birraio. Dal 23 Luglio 2012 è disponibile in streaming. Abbiamo scelto di diffondere il documentario su internet perchè il movimento birraio italiano, al pari di quelli di altri paesi, vive e si alimenta proprio grazie a questo strumento. Ma abbiamo scelto di chiedere, al pubblico che avrà apprezzato, una donazione, perchè è un’opera prodotta soltanto dalla Black House, senza sponsor o partecipazioni”.

Quindi, che dire di più? Mettetevi comodi e buona visione.



mercoledì 29 agosto 2012

Day 13 - Amsterdam

Mercoledì 15 Agosto
Ovvero, Ferragosto ai Tropici. Anche se siamo ad Amsterdam, la giornata di oggi è condizionata dal caldo assassino e da alcune scelte non felicissime.
Ci avviamo lentamente verso il centro e quando si fa orario di pranzo, ci dirigiamo verso il Bierproeflokaal "In de Wildeman". Il locale, peraltro già visitato nel recente passato, è ottimo: zona centrale, bello vissuto ed accogliente e soprattutto una buonissima selezione di prodotti internazionali (Belgio, Germania, USA….) ed anche olandesi.
Io parto con la Flying Dog In de Wildeman Farmhouse IPA (7,5%) che mi spiegano essere una birra prodotta proprio da Flying Dog per celebrare non ho capito quale anniversario del locale dove siamo ora. Una IPA da cui ovviamente mi aspetto la mano pesante americana che invece si trattiene e questo non mi dispiace. Non la birra del secolo, ma valida.


Manuel invece con l’ennesima pagliacciata, si cucca una Flying Dog Zero IBU IPA. In pratica è la birra con la quale gli americani stanno sfidando BrewDog per produrre una IPA senza l’uso di luppolo. Vengono quindi utilizzate altre “spezie” per far emergere una sorta di amaro. Mah… a me sembra una sorta di zuppetta fredda tipica di qualche paese del sud-est asiatico. Forse sono troppo vecchio per ‘ste stronzate.
Intanto qualcuno, continua ad osservare il Coffee Shop davanti al locale con sguardo voglioso. Il luogo vanta chiaramente una folta presenza mandolina e forse questo frena il nostro piccolo Roger Rabbit.
Vabbè, ci concediamo un altro giro. SNAB Pale Ale (6,3%) per Roger e una Sallands Novello Blond per me. La SNAB una classica Pale Ale, con gli aromi dei luppoli americani utilizzati, agile ma buona. Meno la mia Blond, veramente poca cosa, appena sufficiente.
Nel pomeriggio riusciamo ad intrappolarci da soli su uno dei battelli che fanno il giro dei canali di Amsterdam sperando di alleviare la caldazza. Sul battello è peggio: non si sa come ma non tira un filo di vento e il sole è a picco, non si può sfuggire. Gli unici momenti di sollievo arrivano quando si guarda Pupazzo che oggi indossa un paio di jeans ormai incandescenti.
Impazza la sete ed è ora di tornare all’Arendsnest. Jopen Gerstebier (4,5%) per me. Birra giusta al momento giusto, leggera, semplice, un tocco di amaro nel finale. Volendam Hatseflats (5%) una blond ale con un buon corpo e con sentori di frutta di stagione.
Lasciamo lo splendido Arendsnest con un ultimo assaggio: per me Texels Tripel (8,5%) una tripel ben fatta dove forse solo l’alcool risulta troppo evidente, per Manuel invece Breugems Bommetje (10%), una legnata dolce, ambrata, paludata. Un po’ complicata, direi.


Ultima birra invece al Beer Temple. Stavolta scelgo io ed ovviamente gli prendo una birra più che decente: Mikkeller 10 IPA (6,8%). Ottima veramente. Io invece sperimento con un’ignota (almeno per me) americana, Against The Grain Scotland Charred (7,3%). Smoked/rauch, marrone scuro, discreta. Benissimo invece il nome della Brewery, Against The Grain, proprio come uno dei migliori LP dei grandissimi Bad Religion!


Torniamo in albergo con boccione di Duvel nello zaino a goderci lo spettacolo dell’amichevole, si fa per dire, Belgio-Olanda, risultato finale 4-2 per i Diavoli Rossi.